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Né cadrà mai suo nome, e suo valore (...)
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(verso tratto dal Poema "Taneto" di Nirisbo Scamandrico)

MappaNei pressi di Tannetum (Taneto) si trova un rinvenimento di insediamento etrusco, situato immediatamente a nord di un’area di grande rilievo archeologico, che ha restituito testimonianze, in modo pressoché ininterrotto, dal Neolitico al termine dell’Evo Antico; in essa è ubicato il sepolcreto delle Fornaci di Sant’Ilario. All’epoca etrusca risalgono i ritrovamenti più numerosi e significativi.
Quando nel V secolo a.C. si iniziarono ad avvertire i segnali del declino della civiltà etrusca, i Celti (Galli della tribù dei Boi) approfittarono della situazione. Integrandosi gradualmente, e non senza prima scontrarsi con violenza, con la preesistente popolazione e cultura etrusca, respinsero come “barbari” i Celti d’Oltralpe, fondarono nuovi centri e potenziarono villaggi etruschi già eretti. Fu questo il caso di Brescello e forse di Tannetum. Il primo atto ufficiale della occupazione della Pianura Padana da parte dei Romani fu la fondazione di Ariminum (l’attuale Rimini) nel 268 a.C. La penetrazione romana fu contrassegnata da violenti scontri con le popolazioni celtiche che da quasi due secoli occupavano la Valle Padana. Uno degli scontri più noti e importanti ebbe luogo nei pressi di Tannetum.

Taneto La grande battaglia del 218

Circa tre secoli dopo, Tannetum viene citata tra le 22 città della Regio Octavia, corrispondente all’incirca all’Emilia Romagna, uno dei distretti amministrativi in cui l’imperatore Augusto suddivise l’Italia. L’ultima citazione storica si riferisce ad avvenimenti di epoca longobarda accaduti poco prima della sua distruzione.
L’importanza di Tannetum nella storia si deve quasi esclusivamente al fatto che sorgeva in un punto strategico per i collegamenti del Nord della Penisola, sia al suo interno che verso l’Italia tirrenica. Sembra però che dal III secolo d.C. le direttrici di collegamento di carattere non locale abbiano cominciato a spostarsi verso le vicine città di Parma e Reggio, per cui già prima della sua violenta distruzione Tannetum aveva iniziato una lenta decadenza.
Conosciamo ben poco della caduta di Tannetum; le fonti storiche dalla fine dell’antichità al Basso medioevo sono scarse e frammentarie. La città ha seguito con ogni probabilità la progressiva decadenza dell’Impero Romano. Ad un breve periodo di regno Gotico seguirono anni confusi di scorrerie barbariche, operate in particolare dai Franchi; successivamente, una “restaurazione bizantina” fu cancellata a sua volta dall’arrivo dei Longobardi e dall’instaurazione del loro regno. E’ in questa fase che si inserisce la vicenda, tragica, della distruzione di Tannetum. Il ricordo e l’interesse per la perduta città di Taneto risultavano essere ancora molto vivi nel Settecento. Lo stimolo principale che muoveva l’interesse allo studio su Taneto era probabilmente rappresentato dagli antichi ruderi ancora presenti e visibili sul territorio, trecce di un passato sul quale era possibile anche fantasticare. La medesima curiosità la ritroviamo anche nel corso dell’800 in diversi studi dell’epoca.

Particolare dello stabile Il conte Giannantonio Liberati, vissuto nella seconda metà del XVIII secolo e proprietario della tenuta Spalletti, si interessò più volte all’antica Tannetum. Tra i suoi vari scritti, egli compose anche un poemetto in ottave su questo argomento (da cui abbiamo tratto l’incipit di questa pagina), dedicandolo all’amica Marchesa Anna Malaspina che a lungo soggiornò nelle ville dei Pantari di Gattatico. Si tratta di un componimento di stile arcadico che esalta la storia e l’importanza di Tannetum ricostruendone le vicende, dalle origini alla distruzione. Nell’ambito della società culturale arcadica il Conte aveva lo pseudonimo di Nirisbo Scamandrico, mentre la Marchesa quello di Fiorilla Dianeja.

(testi tratti da "Tannetum – tra mito e realtà". Comune di Gattatico, Gruppo Storico Archeologico Tannetum)

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