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La grande battaglia del 218

La battaglia si svolse nella primavera del 218 a.C. e l’episodio è ricordato nelle opere degli storici Polibio e Tito Livio.
I Galli Boi da poco sottomessi approfittarono dell’attacco di Annibale all’Italia (inizio della Seconda Guerra Punica) per ribellarsi a Roma ed assalire i magistrati romani che proprio in quel periodo stavano presiedendo alla centuriazione dei territori di Piacenza e Cremona (colonie fondate nello stesso 218 a.C.). Colti di sorpresa dalla ribellione, i magistrati, guidati dall’ex-console Caio lutezio, si rifugiarono nella più sicura Modena. Ma i Boi, alleatisi nel frattempo con altre tribù galliche padane e con Annibale, cinsero d’assedio la città emiliana e dopo aver intavolato finte trattative di pace, riuscirono a catturare i comandanti romani. Ciò indusse il pretore Lucio Manlio, che si trovava in Padania a capo della Quarta Legione, ad accorrere in loro aiuto. Nella fitta foresta acquitrinosa che ricopriva le zone, i Galli, imbattibili nelle azioni di guerriglia, assalirono di sorpresa l’esercito pretorio in marcia di avvicinamento. Fu una battaglia cruenta nel corso della quale i romani, poco preparati al combattimento corpo a corpo (la loro formidabile organizzazione strategica e militare operava appieno solo in campo aperto), subirono perdite molto pesanti: oltre mille uomini. Ridotti a malpartito e costretti alla ritirata, i soldati romani giunsero a Tannetum, ove si rifugiarono, cinti d’assedio dai Boi. I rifornimenti potevano arrivare lungo il corso dell’Enza dai Galli Cenomani, alleati dei Romani, di stanza a Brixellum (Brescello), consentendo in tal modo agli assediati di resistere. Quando a Roma giunse notizia dell’accaduto, furono inviate in soccorso di L. Manlio una legione romana e cinquemila soldati alleati: truppe già destinate a Publio Cornelio Scipione che doveva partire per fermare Annibale a Marsiglia prima che questi valicasse le Alpi. Scipione ricorse ad una leva straordinaria, mentre le truppe di soccorso, comandate dal pretore Caio Atilio, entravano a Tannetum senza colpo ferire, perché i Galli temendo la reazione romana nel frattempo si erano ritirati. Livio aggiunge che, sedici anni dopo, il console Caio Servilio riuscì a liberare suo padre che era stato fatto prigioniero insieme con C.Lutazio, ad vicum Tannetum, cioè presso il villaggio di Tannetum.
Tannetum fu dunque uno dei primi centri abitati della regione ad allearsi a Roma ed a sostenere la successiva espansione in tutta la Padania. Lo statuto municipale veniva spesso concesso ai centri preromani in segno di rispetto per la loro tradizine di autonomia e Tannetum divenne un “municipium” probabilmente in base a questa considerazione.

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